I costi che si nascondono dietro ad un PC lento, o ad una rete IT scadente Rete lenta vs. spreco tempo e risorse

Vi proponiamo oggi una interessante infografica targata GFi-Vipre (noti produttori di software Antivirus) che illustra quanto un PC lento e gestito male costa annualmente ad una azienda, in termini di calo della produttività aziendale del dipendente.

Costi Aziendali di un PC Lento
Costi Aziendali di un PC Lento. Adattamento per l’Italia dell’originale

Questa infografica però prende di mira ed analizza solo una eventuale lentezza causata dal software antivirus, quindi è sicuramente ‘sottostimata‘, ed ecco il perchè.

Per fare un rapido esempio supponiamo che tra:

  • avvii e spegnimento del PC (2 o più volte al giorno);
  • avvii e spegnimento dei singoli programmi (da 10-20 volte al giorno in su, programmi di posta, internet, gestionali, applicativi vari);
  • attese varie dovute a salvataggi, trasferimenti dei file etc…

un dipendente perde circa dai 12 ai 15 minuti ogni giorno. Moltiplicando quindi minuti/ore secondo i dati mostrati in infografica il risultato è che i costi lievitano a circa 1.500-1.800 euro all’anno, per ogni dipendente. E non è ancora tutto!!

Per ottenere un quadro più completo di quanto effettivamente una infrastruttura informatica poco performante possa incidere in termini di diminuzione della produttività aziendale, bisogna tener conto anche di tutti gli altri fattori che la compongono, quindi parliamo di:

  • reti LAN mal progettate (switching, cablaggio, etc..);
  • Server lenti (e i software centralizzati);
  • reti WiFi scadenti e sottostimate;
  • connessioni internet congestionate;
  • gestione lenta e macchinosa dei Backup e ripristino dei dati, etc…

Per esempio è molto più grave, in termini di operatività, un’ora di disservizio Internet o del Server, o il ripristino di un backup per recuperare un DB perso o corrotto, in quanto in questo caso si blocca la produttività completa dell’intera azienda.

Possiamo quindi concludere che i costi calcolati da GFI-Vipre sono effettivamente sottostimati, rispetto a quelli reali, e che la situazione generalmente è molto più grave.

Esempio concreto:

  • piccola-media azienda (tipico caso italiano);
  • 10 dipendenti (10 postazioni PC);
  • 1 Server centrale per i dati e programma gestionale;
  • Connessione Internet;
  • una rete WiFi;

In questo semplice caso i costi globali che una a infrastruttura informatica lenta, problematica e scadente causa all’azienda, possono partire dai 20.000€ all’anno!

Per fare una disamina più precisa è comunque necessario approfondire tutti gli aspetti informatici, caso per caso. In questo modo sarà possibile trovare le criticità ed intervenire al fine di limitare per quanto possibile a perdita dell’operatività aziendale.

Vogliamo anche segnalare questo interessante articolo “I costi dell’ignoranza Informatica nelle Aziende” nel quale viene riportato uno studio AICA-SDA Bocconi che già nel 2003 quantificava una perdita di produttività annua di 1.500 € per ogni dipendente.  Questa perdita è proprio causata dall’ignoranza (la non conoscenza della materia) informatica (quindi il tipico caso del dipendente che non esegue delle mansioni, le fa eseguire ad un altro collega, causando quindi problemi e perdita di produttività a catena).

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Link agli articoli originali:

GFI: Hidden Cost of a Slow PC

Costo del Lavoro in Italia 2012 www.ilsole24ore.com

Backup consumer nel 56% delle pmi italiane

FOnte: http://www.tomshw.it/cont/news/backup-consumer-nel-56-delle-pmi-italiane/47446/1.html

Un sondaggio di Buffalo Technology rivela che oltre la metà delle piccole e medie imprese italiane utilizzano chiavette USB, CD, DVD o hard disk esterni come storage per la salvaguardia dei dati.
Secondo una ricerca condotta da Buffalo Technology, volta a capire come le aziende realizzino le copie di sicurezza dei propri dati, l’88% delle aziende italiane intervistate effettua il backup dei dati. Per circa tre quarti la perdita dei dati sarebbe disastrosa o comunque dannosa economicamente.

Nonostante ciò, “è emerso che la maggioranza delle pmi italiane fa ancora affidamento su soluzioni inadeguate, che non le proteggono come dovrebbero da questo rischio”, rivela Valéry Giorza, Marketing Manager per l’Europa del Sud di Buffalo.

Il sondaggio mostra infatti che il 20% degli intervistati utilizza periferiche assolutamente inadeguate per l’archiviazione dei dati sensibili, come chiavette USB o CD/DVD, facilmente smarribili, esposte a furti e facilmente danneggiabili.

Il 36% si affida, invece, ad hard disk esterni, dispositivi idonei per il backup a livello personale, ma non aziendale, dov’è necessario adottare soluzioni in grado di fornire maggiori garanzie, sia per la salvaguardia dei dati sensibili sia per prevenire eventuali interruzioni derivanti da guasti ai dischi.

In altre parole, il 56% utilizza dispositivi “consumer”, probabilmente inconsapevoli del rischio che corrono nel momento in cui si richiedesse un ripristino dei dati.

Facendo un passo indietro, Buffalo ha condotto la ricerca a livello europeo: in Italia, dove anche noi di Tom’s Hardware Manager by Solutions e Tom’s Hardware ItPro by Direction, siamo stati coinvolti, ha contattato, lo scorso giugno, 423 aziende di piccole e medie dimensioni, il 65% delle quali entro i 25 dipendenti.

Come accennato, per il 32% delle aziende intervistate, la perdita dei dati significherebbe perdere informazioni sui propri clienti e fornitori, con una conseguente interruzione dei servizi. Il 27% afferma che la perdita dei dati causerebbe un significativo danno economico e il 15% che ciò avrebbe ripercussioni negative anche sulla reputazione dell’azienda.

Solo il 29% delle aziende partecipanti al sondaggio ha dichiarato di effettuare il backup su NAS (Network Attached Storage), che sono soluzioni più efficaci e sicure per la salvaguardia dei dati aziendali.

I vantaggi offerti da un NAS, come ricordano in Buffalo, sono molteplici. Un NAS, per esempio, consente di centralizzare l’archivio dati in un unico dispositivo altamente specializzato, è accessibile da tutti i nodi della rete e permette, inoltre, d’implementare schemi RAID in grado di garantire una migliore gestione della sicurezza dei dati.

Continuando con la ricerca, emerge un altro dato preoccupante: poco più della metà degli intervistati effettua il backup dei propri dati quotidianamente e solo uno ogni 12 intervistati (8%) su base oraria, che è invece la finestra consigliata per il pieno ripristino dei dati in caso di interruzione.

“Questi dati, in linea con quanto emerso anche in altri paesi europei, come Francia e Gran Bretagna, rappresentano un ulteriore stimolo per Buffalo, pioniere nel settore delle soluzioni storage, non solo nel continuare a portare sul mercato soluzioni sempre più performanti e innovative, ma anche nell’opera di informazione verso tutti quegli utenti che non hanno ancora pienamente compreso l’importanza della scelta dei migliori strumenti per la messa in sicurezza dei propri dati”, afferma ancora Giorza.

Tra i principali criteri che influiscono nella scelta dei dispositivi da adottare, il 28% indica l’affidabilità, mentre il 22% la sicurezza del prodotto. Poco più di un terzo degli intervistati afferma, poi, di fare riferimento a uno specialista IT prima di prendere decisioni importanti sull’infrastruttura storage dell’azienda.