Shellshock, una nuova vulnerabilità. Forse ancora più grave di Heartbleed

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Il bug della shell Bash

Nel corso della giornata di ieri è stata portata all’attenzione del pubblico la scoperta di un bug molto pericoloso per tutti i sistemi operativi Unix-based: si tratta di Shellshock o Bash-bug, una vulnerabilità presente in realtà da lungo tempo e che permette, se opportunamente sfruttata da un attaccante, di eseguire codice arbitrario non appena la shell viene invocata, lasciando così aperta la possibilità di portare un’ampia varietà di attacchi. I sistemi Windows non sono toccati dal problema.

Abbiamo già avuto modo di osservare come la vulnerabilità sia molto semplice da sfruttare, appoggiandosi ad esempio a software e programmi già presenti sul sistema bersaglio e che fanno normalmente uso della shell per compiere le proprie operazioni. Tra il pomeriggio e la notte la situazione si è evoluta, e purtroppo le notizie attualmente in circolazione non sono per nulla buone, indicando come la vulnerabilità sia attivamente sfruttata da malintenzionati e come molte patch della prima ora si stiano rivelando inefficaci.

E’ fortemente probabile che i principali bersagli saranno server web e dispositivi di rete, con le applicazioni web PHP-based che saranno particolarmente vulnerabili. Ma il problema non è limitato solamente a computer, server o dispositivi di rete: i nuovi “smart devices” e più in generale tutto ciò che si può ascrivere all’universo “Internet of Things” possono rivelarsi vulnerabili specie sul lungo periodo, dal momento che spesso il rilascio di patch per questo genere di dispositivi avviene lentamente. Insomma, i sistemi suscettibili agli attacchi che possono sfruttare Shellshock sono veramente numerosi e come David Jacoby di Kaspersky Lab ha spiegato, la “reale portata del problema ancora non è chiara”.

Il ricercatore di sicurezza Robert David Graham di Errata Security ha già provato ad eseguire un IP scan di portata limitata, individuando circa 3000 sistemi vulnerabili prima che lo scan andasse in crash. Graham ha sottolineato come fossero particolarmente a rischio i webserver embedded su porte non convenzionali.

Il problema, però, è che lo script realizzato da Graham a scopi di test è stato utilizzato da anonimi malintenzionati come base per realizzare un worm per scaricare malware. Il worm è già stato ribattezzato “Thanks, Rob” per rendere credito, in modo canzonatorio, al ricercatore di Errata Security. Usando la stessa tecnica, quindi, è già stato possibile innescare un meccanismo per il quale un sistema bersaglio viene attaccato sfruttando Shellshock, infettato ed indotto ad effettuare a sua volta uno scan per ricercare nuovi bersagli che a loro volta ripeteranno l’operazione. E’ facile comprendere, come la cosa possa velocemente sfuggire di mano.

Dati questi presupposti, il rischio è che si verifichi una situazione simile a quanto causato nel 2003 da SQL Slammer, un worm che, propagandosi ad effetto domino in 12 minuti, ha portato ad un pesante rallentamento del traffico su Internet. La differenza sostanziale, però, risiede nel fatto che SQL Slammer faceva uso solo di alcune porte specifiche, mente la vulnerabilità Shellshock può essere sfruttata con qualsiasi porta (il test eseguito da Graham ha usato, per esempio, la porta 80). Il worm SQL Slammer fu inoltre rilasciato dall’autore nel corso di un venerdì, per altro con un qualche genere di avvertimento. Un worm come “Thanks, Rob”, invece, può essere creato da chiunque abbia un minimo di dimestichezza ed essere diffuso quindi senza alcun avvertimento.

Intanto alcuni provider di servizi Internet confermano che la vulnerabilità Shellshock è attivamente sfruttata. CloudFlare, un network di distribuzione di contenuti, ha già disposto una serie di regole per il firewall web-app allo scopo di proteggere i sistemi, ma alcuni hacker hanno già tentato numerosi attacchi utilizzando il worm. “Abbiamo visto attaccanti tentare di sottrarre file di password, scaricare malware nelle macchine, ottenere accesso remoto e via dicendo. Un attacco ha anche portato all’apertura/chiusura di un drive CD/DVD di un server” ha dichiarato John Graham-Cumming di Cloudflare.

Anche i dispositivi di rete di più alto livello potrebbero essere vulnerabili. Il ricercatore e giornalista Ashkan Soltani afferma infatti di aver già riscontrato un vettore di attacco molto pericoloso: una vulnerabilità Bash sul servizio Big IP di F5 Security, che funge da smart gatweay collocandosi tra le web app e gli utenti. La vulnerabilità ora è comunque limitata – dal momento che è necessario essere un utente F5 autenticato per poter rendere operativo l’attacco – ma indica la possibilità di portare attacchi molto più pericolosi, estendendo la portata del problema. Molti dei sistemi di rete di fascia alta sono costruiti su piattaforma Linux/Unix: una vulnerabilità in un apparato di rete chiave è molto più critica rispetto al computer di un singolo utente dal momento che permette di architettare operazioni di reindirizzamento e attacchi man-in-the-middle su scala massiva.

Come abbiamo osservato ieri, la pericolosità di Shellshock è ben superiore rispetto a quella di Heartbleed, un’altra vulnerabilità di ampia portata che è stata scoperta nel corso della primavera, per via della enorme facilità con cui può essere sfruttata a scopi dannosi.

Al momento in cui scriviamo sono già state distribuite patch per i sistemi operativi CentOS, Debian, Redhat e Ubuntu. Apple ha riconosciuto il problema, comunicando ufficialmente di essere al lavoro per realizzare una patch correttiva. La Mela ha inoltre indicato che “gli utenti Mac OS X non sono esposti allo sfruttamento remoto di Bash a meno che non abbiano configurato servizi Unix avanzati”, sebbene non precisi quali siano questi sistemi. Le varie community hanno però sollevato qualche dubbio sull’efficacia delle patch già rilasciate, che sembrano essere più un tentativo di prendere tempo prima di trovare una soluzione definitiva.

Quello che accadrà nel breve termine è una corsa tra staff IT e amministratori di sistemi/rete contro gli attaccanti che operano per diffondere malware. L’unico consiglio che si può dare ora è quello, per tutti gli utenti di sistemi Linux/Unix-based di aggiornare tutti i software all’ultima versione disponibile ed in particolare quei programmi che fanno uso di FTP o Telnet, in attesa che venga resa disponibile una soluzione definitiva al problema. Nel lungo termine, invece, è tutt’altro discorso: ripetiamo che non solo sistemi PC/server ma qualunque dispositivo connesso ad una rete e che operi una versione di Unix e che faccia uso di script shell (una scorciatoia molto comune) è vulnerabile. Si tratta di un numero sterminato di dispositivi, molti dei quali probabilmente abbandonati a loro stessi già da molto tempo o impossibili da aggiornare. Non è nemmeno da escludere, anzi è fortemente probabile, che nei prossimi giorni/settimane possano verificarsi vari problemi/attacchi causati da questa vulnerabilità.

Ulteriori dettagli tecnici su Shellshock sono disponibili in questo blog.

Sicurezza in Italia: più 250% di incidenti in un anno

La criminalità informatica vede aumentare hactivism e cyber spionaggio, secondo l’ultimo aggiornamento del Rapporto Clusit 2013, che sarà presentato giovedì 3 ottobre al Security Summit.

Secondo il Rapporto Clusit 2013 che verrà presentato a Verona il prossimo 3 ottobre in occasione del Security Summit, la frequenza degli incidenti informatici in Italia è aumentata nel complesso del 250% in un solo anno. Oltre metà degli attacchi è ascrivibile alla categoria cybercrime, la cui crescita anno su anno, come numero di attacchi, supera il 370%.

Lo studio si riferisce a un campione di oltre 2.200 incidenti rilevanti avvenuti negli ultimi 36 mesi e presenta anche un’analisi aggiornata degli attacchi noti, avvenuti nei primi sei mesi dell’anno in corso.

Se al primo posto si trova il “crimine informatico”, viene anche registrata la crescita delcyber spionaggio, che arriva a un preoccupante 7%. Per quanto riguarda la distribuzione delle vittime, nel 2013 si assiste a un aumento consistente (+197%) di attacchi verso il settore Banking/Finance e verso le infrastrutture critiche, che si posizionano al 3% del totale.

Sempre secondo il rapporto, nella maggior parte dei casi anche nel 2013 gli attacchi sono stati realizzati con tecniche ben conosciute, sfruttando cioè la mancanza di patch, configurazioni errate, falle organizzative, la mancanza di consapevolezza da parte degli utenti.

In altre parole, tutte vulnerabilità che potrebbero e dovrebbero essere mitigate, se non eliminate, con una certa facilità, mentre anche in questo primo semestre rappresentano il 69% del totale. Il Rapporto Clusit sarà al centro della tavola rotonda di apertura dedicata a “La sicurezza delle informazioni: un elemento imprescindibile per l’Agenda Digitale e le Pubbliche Amministrazioni locali e per il business delle aziende del Nord-Est”.

Interverranno: Tommaso Palumbo, Dirigente del Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni per il Veneto;  Stefano Quintarelli, Parlamentare, Direttivo Clusit; Bruno Giordano, Consigliere delegato all’Innovazione e Start up di Confindustria Verona; Diego Mezzina, Responsabile IT service management Security in INSIEL e Giovanni Todaro, IBM Security Systems Leader.

Oggetto della tavola rotonda saranno, inoltre, le iniziative dell’Agenda Digitale Italiana ed Europea, con particolare attenzione alla situazione e alle problematiche della Pubblica Amministrazione e delle aziende del Nord-Est. La giornata proseguirà con tre percorsi professionali, tecnico, legale e gestione della sicurezza, che consentono l’attribuzione di crediti formativi (CPE) e prevedono il rilascio di diplomi. Copia del Rapporto Clusit 2013sarà distribuita ai partecipanti del Security Summit. Tutti gli appuntamenti del Security Summit sono a partecipazione gratuita previa registrazione sul sito.

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